RELAIS GIOVì e DOMENICO RAFFAELE de LUCA - Guida di Polignano a Mare

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RELAIS GIOVì e DOMENICO RAFFAELE de LUCA

Il Punto di Polignano > Carlo De Luca
Il lettore potrebbe chiedersi: che c’entra il nuovo sontuoso Relais Giovì con tale Domenico Raffaele de Luca vissuto nel ‘700?  
In breve, ecco la storia per come l’ho ricostruita attraverso il rigoroso esame della documentazione notarile scavata presso vari Archivi di Stato.
Per dipanare la vicenda e arrivare a capire il collegamento con il Relais Giovì, però, bisogna partire da lontano, circa 245 anni or sono, e precisamente da un atto notarile esaminato presso l’Archivio di Stato di Lecce. Ciò fatto occorre poi collegarlo ad altri atti notarili ma posteriori di oltre cento anni.
L’atto primigenio da cui principia la vicenda storica è quello redatto dal notaio Piccinno di Lecce in data 9 novembre 1781.  
Tutto, peraltro, ha inizio ancor prima dal matrimonio di Domenico Raffaele (1742-1786) con Ippolita Giacomazzi da cui nacquero quattro figli. Altri tre figli nacquero da un secondo matrimonio con Maria Bellipario di Polignano.
Famiglia ricca di figli minori di età quella di Domenico Raffaele che morì poco più che quarantenne ma quando aveva forse già maturato la convinzione che dopo di lui poteva capitare la iattura di una guerra ereditaria tra discendenti di primo e di secondo letto, anche se il patrimonio era ingente e bastevole per tutti.  
Ma, chissà, forse proprio perché ingente…! Basti dire che l’atto del 5.8.1787 per notar Giovanni Battista Giuliani,  “Divisio ed Adsignamenta” tra i fratelli de Luca conta una settantina di pagine e che l’inventario della gran casa ancora esistente in vico Porto Raguseo, uno dei tanti beni dell’asse ereditario, redatto dal notaio Minoja è ponderosissimo.   
Proprio la cospicuità del patrimonio imponeva di usare le maggiori cautele per evitare complicazioni future ai pargoli.
Probabilmente la preoccupazione maggiore del dante causa era soprattutto quella di prevenire contese e ripicche di sorta tra le due famiglie e soprattutto conservare in ambito familiare il patrimonio fondiario. Sicchè ritenne di dover investire, con l’atto sopracitato, del diritto di maggiorascato su alcuni beni, tra cui spicca la masseria LAMAFICO ben nota ai polignanesi, il figlio primogenito Francesco Antonio (1771-1846).  
Con tale atto Domenico Raffaele avrebbe voluto ipotecare un destino sconosciuto e piegarlo alla propria volontà transeunte: i beni oggetto del diritto di maggiorascato e fedecommesso andavano trasmessi - per sempre, in infinito, “mundo durante” - di primogenito in primogenito senza possibilità di alienazione e di cangiamenti di sorte.  
Domenico Raffaele, peraltro, poteva decidere tutto quanto gli aggradava in un atto notarile ma il destino si sarebbe, ben presto, fatto beffa della sua volontà.
Infatti, Francesco Antonio, sposando Lorenza Caracciolo, non ebbe figli maschi ma una pletora di figlie femmine, ben cinque, la cui primogenita era Ippolita. Ad ereditare fu dunque Ippolita in virtù di una provvidenziale postilla apposta all’atto, evidentemente perché Domenico Raffaele si era fatto solleticare dal dubbio che il fluire del tempo avrebbe potuto riservare qualche sorpresa. Infatti nell’atto di “Istitutio et fundatio maioratus” aveva fatto stilare che potevano succedere, eventualmente, anche discendenti di linea femminile.
Bravo e previdente questo ricco possidente polignanese, ma non a sufficienza perché non aveva previsto, per esempio, l’eventualità di assenza totale di discendenti.
È quel che accadde dopo circa cent’anni dall’atto stilato a Lecce dal notaio Piccinno.
Ippolita sposò il cugino Michele De Luca ma non ebbe figli e dovendo disporre in qualche modo del suo patrimonio, lasciò un testamento per notar Giuliani del 2 aprile 1886 con il quale destinava l’intera masseria Lamafico all’Ospedale civile che in quegli anni stava nascendo.  
Una lapide nel corridoio centrale dell’ex nosocomio polignanese la ricorda come prima benefattrice in un breve elenco di cittadini sensibili, non con le parole ma con i fatti e con il proprio patrimonio, alle esigenze di salute dei compaesani.  
Invece volle destinare il gran palazzo in cui abitava in via Flora (attualmente via Roma) n. 26, oggi sede del prestigioso Relais Giovì, al nipote del marito, Giacomo Ardito (7.6.1854-21.9.1922) che fu a lungo sindaco di Polignano. Dai discendenti Ardito è poi passato all’attuale proprietà che ha dato vita al prestigioso Relais.
Morale della vicenda: eterogenesi dei fini ovvero decadenza rapida delle umane determinazioni!
Non mi soffermo, per ragioni di sintesi, su molti altri particolari di notevole pregnanza emersi dalle carte d’epoca.  
Chi vuol sapere di più di questa storia in cui il primo dante causa aveva cercato, inutilmente, di “addomesticare” il destino e leggere anche alcuni atti oltre quelli qui menzionati, può eventualmente richiedere il mio Diorama n. 13 alla locale biblioteca.
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