Santa Barbara - Guida di Polignano a Mare

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Santa Barbara

Insediamenti Archeologici
Descrizione

Come è oramai noto l’importantissimo insediamento neolitico in contrada Santa Barbara, nel territorio di Polignano a Mare, insiste sul secondo rialzo subcostiero (circa 60 m. sul livello del mare) a 1,5 Km. dalla costa. Il sito archeologico, indagato dalla metà degli anni settanta, è stato interessato da due periodi di frequentazione. Nel primo periodo (VI-V millennio a.C.), nell’area fu impiantato un villaggio, che era perimetrato, sia pure a tratti, da un fossato, che lo rende eccezionale nella Puglia centrale, ed era caratterizzato da capanne delle quali restano buche di pali. Negli ultimi tempi l’attività archeologica si è allargata al pianoro perimetrato dai segmenti di fossato dove sono stati indagati in più punti le buche di fondazione delle capanne. Ciò ha comportato un nuovo orientamento della ricerca, che in questo caso ha riguardato il periodo di frequentazione arcaico, scoperto nell’occasione, precedente l’apertura degli ipogei. Uno di questi, l’ipogeo Manfredi, il cui scavo è in fase del tutto terminale, ha rivelato una grandissima antichità per quanto riguarda questo tipo di monumenti, che infatti sembrerebbero più frequenti nell’eneolitico. Lo stesso programma ha riguardato le trincee-fossato (in particolare quella sul lato nord-occidentale), che risalgono allo stesso periodo e sono state indagate, sino alla base, nell’ultima campagna. All’epoca la comunità organizzata praticava un’agricoltura primitiva ed una pastorizia stabulata oltre ad attività collaterali e saltuarie come ad esempio quella venatoria ovvero quella destinata alla produzione delle ceramiche e della strumentazione d’uso comune. Nel secondo periodo di frequentazione (metà del IV millennio a.C.), a Santa Barbara, troviamo insediata una nuova generazione di coltivatori con una forte propensione questa volta per la caccia selettiva e per l’artigianato ceramico. Essa introdusse l’usanza di modellare ipogei artificiali, dalla complessa strutturazione, generalmente con ingressi alla base dei fossati. L’ipogeo Manfredi, che fra l’altro è stato oggetto delle ricerche recenti, più approfondite, ne costituisce nel medesimo tempo l’esempio più evidente e dunque, allo stato delle conoscenze, quello più leggibile. In particolare, con le ultime indagini, si è arrivati alla base della zona esterna. Per questo ipogeo disponiamo di datazioni radiometriche non calibrate: 3670±130 a.C. (BM 2257) e 4170±170 a.C. (BM 2256). Nell’insediamento si apre una grotta carsica denominata di Sancta Barbera. La cavità possiede uno sviluppo planimetrico di 420 metri e una profondità di 15, anche se alcune diramazioni esplorate di recente suggeriscono un’estensione molto maggiore degli ambienti sotterranei. L’imbocco attuale (un pozzo profondo circa 3 metri) si è aperto improvvisamente in seguito al collasso gravitativo di alcuni strati calcarei. Le visite che ne sono seguite hanno subito messo in rilievo la presenza di una grotta assai grande e, al tempo stesso, l’esistenza di importanti testimonianze archeologiche disseminate in una condotta ipogea lunga 80 metri. Le ricerche effettuate sinora nella grotta hanno permesso di accertare la presenza di una frequentazione umana risalente ad una fase avanzata dell’età neolitica, attorno alla metà del IV millennio a.C. La cavità, al cui interno si accedeva in passato tramite un ingresso differente dall’attuale, venne ripetutamente percorsa da genti neolitiche che vi lasciarono numerosi vasi in ceramica splendidamente decorati (stile di Serra d’Alto) oltre ad utensili litici (lame in selce ed ossidiana) e abbondanti resti di fauna selvatica e domestica, quasi certamente per motivi connessi alla sfera cultuale. Sul segmento di fossato meridionale è stato individuato un riempimento, probabilmente primario, in adiacenza all’ingresso di un altro ipogeo, al tetto del quale sono stati individuati tre piccoli tumuli contenenti inumati rannicchiati. Si tratta di circa tre metri di deposito che mostra alla base resti combusti di una sepoltura antropica. A qualche centinaio di metri a sud del fossato La Trappola, entro una leggera depressione a ridosso del complesso edilizio della masseria Mignozzi, è situato un deposito archeologico di considerevole potenza. Allo stato l’esplorazione è stata limitata al ben conservato strato superiore contraddistinto da elementi del neolitico superiore ed altri, in quantità ridotta, sub-neolitici, non senza elementi Serra d’Alto. Ivi è apparso un sistema cultuale di seppellimento in ciste di neonati ed infanti, circondati da resti, che fanno pensare ad un rituale complesso. A. Geniola Consorzio Laboratorio Centro Aerofotografico - Università degli Studi di Bari "A. Moro"

Fonte: www.territoriopolignanoamare.it

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