Le grotte marine di Polignano - Guida di Polignano a Mare

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Le grotte marine di Polignano

Carlo De Luca
Per Visitare le Grotte Marine di Polignano a Mare


Polignano è notissima, e non solo in Italia, per le sue incantevoli bellezze paesaggistiche. Un mare cristallino bagna le sue coste a strati sovrapposti, come “un libro impetrato dal tempo”, e sciaborda e spumeggia nelle numerosissime grotte, che, da nord a sud, si aprono nella falesia.
Dal mare si coglie tutta la conformazione della costa, punteggiata di anfratti e caverne, ghirigori di pietra che s’innalzano sull’acqua e conservano nei loro alvei meraviglie di vastità e profondità di proporzioni nonché ricchezza di colori, mescolati dalle sfumature del calcare schiaffeggiato dalle tempeste di maestrale, dai tonfi delle onde marine e dai dardi di luce, che dall’universo precipitano di sghimbescio e rimbalzano tra pietre e acqua.
Le grotte polignanesi, censite in maggioranza dal Catasto speleologico, meritano di essere visitate per godere dei fantasmagorici giochi di luce, che barbagliano all’interno, frutto di rifrazione fra un cielo splendente e un mare limpido, e per ammirare il portentoso lavoro di bulino, che la natura, servendosi di acqua e vento, ha saputo compiere nel corso dei secoli. Un godimento che ha bisogno di tempo. In una settimana è possibile entusiasmarsi per questa groviera della terra, che odora di salso e suona, secondo l’uzzolo dei venti, la soavità delle bonacce e l’asprezza delle tempeste.
Nelle grotte si arriva a nuoto o in imbarcazioni noleggiate.
In questa sede si disegna un percorso spero utile al visitatore, al quale si consiglia di munirsi di apparecchi fotografici impermeabilizzati, onde immortalare immagini, che sono luce per gli occhi e musica per il cuore.
La grotta Ripagnola
 
La grotta Ripagnola, la più settentrionale delle grotte, si apre nell’omonima località ad una distanza di un migliaio di metri da Cala Fontanella (o cala Fetente, secondo la contemporanea denominazione). É lontana dal centro abitato di Polignano e, a causa di collassi della volta, se ne sconsiglia la visita a quanti non hanno competenze speleologiche. La grotta è fotografabile dall’esterno, appoggiandosi ad un vicino sperone roccioso.
Le grotte di Santa Caterina
 
Le grotte di Santa Caterina si incuneano nella falesia per molte decine di metri e, al solito, offrono una spiaggetta di ciottoli all’estremo interno. Si aprono a coppia nei pressi del noto ristorante Tuccino. La prima grotta presenta al suo ingresso grossi massi, ceduti per un precedente collasso della volta, ed un ingresso agevole. La seconda è di dimensioni maggiori della prima, nella quale si penetra attraverso un ingresso molto ampio. Ambedue sono meritevoli di una visita provenendo dal mare aperto ma è possibile riprenderne la conformazione da una piccola propaggine rocciosa esterna.

Grottarco
 
Procedendo da nord verso il centro abitato di Polignano, s’incontra la “Grottarco”, che non è una caverna bensì un arco di pietra, scolpito nel corso dei tempi dagli agenti meteomarini nella parete alta e massiccia della roccia. È visibile dall’alto della falesia ma le sue immagini più fascinose sono godibili provenendo dal mare aperto. Ve ne sono di simili lungo la costa, ma questa è certamente la più imponente.
 
A pochissima distanza dalla Grottarco, s’innalza il complesso di archi e grotte[1] della località Chiar di luna. L’appellativo del sito fu mutuato dalla denominazione di un piccolo chalet, ormai scomparso, che fra gli anni Cinquanta e Sessanta del ‘900 offriva ricchi menu di genuine prelibatezze del nostro mare.
 

 
   
 
[1] Nel settembre 2015 un delfino scelse di spiaggiarsi proprio nel “grande antro sotto il costone rosso” tra Grottarco e l’arco di Chiar di luna. È frequente incontrare questi simpatici mammiferi, che amano giocare nel nostro mare, come è accaduto nella prima mattinata del 7 aprile 2016, sotto le case di Polignano e nelle acque di Cala Porto. Durante la visita alle grotte potrebbe capitare di vederli molto da vicino o di nuotarci fianco a fianco.
 
 
Grotticella dell’Acqua di Cristo
 
Seguendo il tragitto, si incontrano tante altre grotte piccole e grandi: da quella di Cala ponte, un tempo molto grande ma collassata in epoca non conosciuta, a quella piccola ma graziosa – un’altra grotta azzurra in sedicesimo - sotto il costone compatto sul lato nord della successiva Cala dei giunchi, ov’è anche la grotta dei due archi, poco riconoscibile a causa di antichi crolli, e la grotticella dell’Acqua di Cristo, così detta in quanto forniva ai polignanesi acqua curativa leggermente salmastra, usata anche per impastare farina e farne pane o per la conservazione in salamoia delle olive. All’interno vi scorre un ruscelletto, ancora attivo, che, un centinaio d’anni fa, si tentò di rendere raggiungibile attraverso un grande scavo artificiale, d’una circonferenza di una dozzina di metri ed una profondità di cinque metri[2].  L’ingresso della cavità è così disagevole che sarebbe preferibile evitare di accedervi soltanto per poter assaporare dell’acqua freschissima e, un tempo, purissima. (V. foto)

[2] Tale scavo artificiale, ancora oggi a cielo aperto, è molto pericoloso per la presenza di bagnanti sempre più numerosi. È un vero miracolo che non sia stata origine e causa di alcuna disgrazia. Andrebbe urgentemente segnalato e circoscritto o colmato ed eventualmente utilizzato per un’oasi di verde mediterraneo nell’aspro della roccia quasi del tutto brulla
 

 
 
Le grotte della foca
 
 
Dopo la grotticella dell’Acqua di Cristo, si incontrano le grotte della foca. Sono due grandi grotte, molto profonde ma dall’ingresso non amplissimo, che si suggerisce di visitare solo se non si soffre di claustrofobia. Dal fondo delle grotte si ammira l’uscita, illuminata dal sole di levante o di mezzogiorno.
 

 
 
la grotta delle rondinelle
 
A distanza di appena cento metri si apre la grotta delle rondinelle, una delle grotte più note e più vaste della costa settentrionale, accessibile agevolmente anche dal retro oltre che dal mare. Presenta una vasta volta sospesa a circa sei o sette metri dal pelo dell’acqua – un altro miracolo della falesia polignanese che si regge mirabilmente per un gioco di spinte e controspinte ma soprattutto per la benevolenza dl Creatore - è frequentemente visitata e fotografata d’estate ed è utilizzata anche per arditi tuffi sia dalla sommità della soffitto sia dalle pareti a picco, scalabili se si ha qualche praticità con le ascensioni in roccia.
 
Non mi soffermo sulla descrizione perché chiunque può consultare articoli o pubblicazioni specifiche e perché questo scritto tende soltanto a dare alcuni suggerimenti sulle grotte da vedere e per programmare una visita in prossimità delle vacanze a Polignano.
 

 
 
Grotta dei fidanzati
Esclusivamente a nuoto ci si può introdurre nella vicinissima grotta dei fidanzati, un piccolo antro il cui ingresso è molto basso sul livello del mare, al di sotto di una falesia altissima e compatta. Prende il nome dall’intimità che offre a chi voglia sottrarsi allo sguardo dei numerosissimi bagnanti.
 

 
 
La grotta azzurra
 
Sotto le prime propaggini dell’abitato, In località Grottone, la grotta azzurra offre uno spettacolo avvincente di riflessi attraverso i raggi solari che penetrano al di sotto di una parete sospesa nell’acqua per circa tre metri. Un fenomeno ricorrente nelle grotte polignanesi, viepiù visibile anche nella Grotta Palazzese, nelle ore in cui il sole riverbera la sua luce nelle aperture delle grotte, ora rivolte a ponente, ora rivolte a levante o a mezzogiorno.
 

 
 
La grotta piana
 
Sotto l’abitato del paese vecchio si apriva un tempo la grotta piana[3]. Era un’ampia grotta dalla copertura piatta e poco alta (poco più di due metri), situata al di sotto del noto Hotel Covo dei Saraceni. A causa della sua pericolosità statica fu puntellata qualche anno fa e dell’antica estesa cavità è avanzato, dopo annosi lavori di consolidamento, uno stretto corridoio, che mette in comunicazione il lido ciottoloso con il mare aperto e profondo, delizia dei tuffatori.
 
      Sotto il poderoso bastione S.Stefano, che appare granitico nella sua compattezza, si snoda un reticolo di ampie cavità intercomunicanti fra loro e raggiungibili attraverso un passaggio subacqueo che sbocca a pelo d’acqua al di sotto della notissima balconata a mare, frequentata da decine di migliaia di visitatori durante tutto l’anno, e un tempo utilizzata come piattaforma per il campionato mondiale di tuffi da grandi altezze.

[3] Ignazio Galizia, noto storico di Polignano, la definì Grotta del Basso Porto.
 
 
La grotta dell’arcivescovado
Sormontata da molte costruzioni del paese vecchio e parzialmente dall’anfiteatro di piazza san Benedetto, ove si svolgono numerose manifestazioni pubbliche di intrattenimento culturale, la grotta dell’arcivescovado è molto vasta, con un portale di ingresso tra i più ampi del litorale. Guardando da destra l’esterno, si nota un arco naturale di ridotte dimensioni, percorribile a nuoto o con un piccolo natante. È anch’essa tra le più note e fascinose perché è proprio al di sotto delle vecchie case dell’antico nucleo abitativo, tutte miracolosamente abbarbicate da secoli sulla roccia.
 
 
La grotta Palazzese
 
La grotta Palazzese è una meraviglia della natura. La Grotta di Palazzo, così detta perché inglobata nei beni del Palazzo dalla famiglia Leto, feudataria di Polignano dal 1713 al 1794, è la grotta più vasta, più preziosa e più famosa di tutto il litorale polignanese[4].
 

 
   
 
[4]Tale grotta è stata da me ampiamente descritta. Basta cliccare qui
 
 
 
La grotta sotto Favale
 
La grotta sotto Favale[5] e la grotta di Pietropaolo meritano di essere visitate, con gli occhi rivolti verso l’alto e dal profondo interno verso la luce abbagliante dell’ingresso.  

 
   
 
[5] Da non confondersi con la grotticella sotto Favale, situata a destra della casa omonima guardando dal mare. Filippo Franco Favale fu un benemerito studioso di storia locale (meriterebbe di essere ricordato con l’intitolazione di un luogo pubblico) e abitava in una casa al di sopra dell’antro.
 
 
La grotta Ardito
 
La grotta Ardito prende nome dal suo antico proprietario, il sacerdote Don Giuseppe Ardito, che vi fece scavare una lunga scala[6] nella calcarenite per accedervi facilmente, È l’unica grotta di cui si ha notizia storica di un crollo parziale, avvenuto l’8 gennaio 1772[7].
 

 
   
 
[6] La scala è stata utilizzata fino a qualche decennio fa dagli abitanti del quartiere Pozziglioni per poter arrivare a bagnarsi nel mare che la lambisce in mancanza di qualsiasi altro approdo, purtroppo inesistente ancora oggi. Un’epigrafe in latino così recita: Advena ne paveas/ difficilis hic/at non descensus averni/quippe/ ad grata aequora balnea ducit/atque piscationem iucundam/quem/ut, sibi, suis incolis, exteris/ solatium crearet/presbiter Joseph Ardito/libero sumtu/perduro silice irrupto/componi ornari aedesque adstrui/curavit/A.D. MDCCCXXIV (Non aver paura, o straniero, non stai discendendo all’inferno ma anzi stai andando verso un luogo gradevolissimo per fare bagni e prendere il sole.). Questa scala, aggiunge l’epigrafe dettata dal sacerdote, è stata fatta non solo per sé ma anche per gli abitanti e i pescatori del rione etc. Insomma un tempo si socializzava volentieri il patrimonio naturale a differenza di quanto si fa oggi in cui si riesce a privatizzare anche un centimetro quadrato o ad appropriarsi a fini commerciali di quanto è pubblico!  Dall’epigrafe, insomma, si comprende la generosità di un uomo, che metteva a disposizione di terzi la sua proprietà.
 
 
 
[7] A riguardo si richiama quanto riportato dallo storiografo polignanese Ignazio Galizia in “Ricerche storiche”, fasc. primo, pagina XIII, Manduria 1924, che, a sua volta, asserisce di essere in possesso di una memoria del tempo, scritta da tale don Stefano Pascali, nato s.e. nel dicembre 1751 da Giuseppe e Maria de Vito Mallardo.
 
 
 
 
La grotta delle monache
 
Dirigendosi ancora verso levante, dopo il cosiddetto pertugio di Rafanille (pertus’ d’ Rafanid)[8] in pochi minuti si raggiunge la grotta delle monache, cui le suore del vicino ospedale accedevano da una ripida scala scavata nel tufo e oggi parzialmente impraticabile.  

 
   
 
[8] È un pertugio nella falesia (ce ne sono altri ma questo è il più grande e … rumoroso) attraverso cui penetra l’acqua dei marosi che - specialmente nelle tempeste di maestrale - risale e con forte impeto sfiata pulviscolo di acqua e aria con non trascurabili risonanze sonore.
 
 
 
 
 
 
Le grotte di S. Gennaro, del macello e della punta del ciuccio
 
Nei pressi dell’ospedale si aprono le grotte di S. Gennaro, del macello e della punta del ciuccio. La grotta “stampagnata”, così detta perché priva del “timpagno”, lemma locale che contrassegna il coperchio. In effetti, la grotta presenta larghe aperture nella volta e nelle pareti di ingresso e di uscita. È accessibile dal mare e dalla terra ferma. È rivolta a ponente, per cui è preferibile goderne la vista, anche dall’alto del lungomare C. Colombo, nelle ore pomeridiane quando i raggi del sole si fanno bassi e penetrano nella grotta.
 
 
 
La grotta dei fornici e grotta della colonna inclinata
 
Volgendo la prora verso est, si scorge lo Scoglio di san Paolo o Isola dell’eremita. Sulla piccola penisola che chiude la baia si aprono le grotte dell’eremita. Una coppia di grotte, che io amo invece definire diversamente: grotta dei fornici e grotta della colonna inclinata. La grotta dei fornici è formata da due antri, divisa verso l’esterno da una larga colonna di calcare, una sorta di naso con le due narici invase dal mare. La grotta della colonna obliqua ha due aperture, l’una sovrapposta all’altra. L’apertura superiore presenta la colonna di calcarenite che regge la volta. Le foto in questo caso rendono ancor meglio la conformazione di questa pregevole grotta, purtroppo sconosciuta ai più.
 
 
 
La grotta dei colombi
 
Percorrendo a piedi un sentiero verso Torre Incina o salpando da Cala Portacola si raggiungono la grotta dei colombi, detta anche grotta di pagumm, termine dialettale che indica i colombi, i quali si annidano numerosi nell’antro. La sua particolarità, tra le tante su cui sorvolo è quella di estendersi ad oltre 60/70 metri dalla linea di costa, ove chiunque potrebbe constatare quattro aperture sulla volta di diversa ampiezza, Quattro lucernari che dall’alto lasciano intravedere il mare calmo o turbolento e dal mare al suo interno l’azzurro del cielo.
 
 
 
La grotta dei passeri e La Cappella di Cristo
 
Superate la lama piccola e quella grande di Pozzovivo, la grotta dei passeri è altrettanto immensa nel suo portale di ingresso.
 La Cappella di Cristo é l’unica grotta di Polignano con il… pavimento. Le onde vi si avventurano in continuazione disegnando colori inimmaginabili nell’incessante moto perpetuo. E nelle bonacce è altrettanto suggestiva.
 
 
 
La grotta Sella
Da non perdere l’occasione di ammirarla. È una delle mie grotte preferite al pari della successiva. La grotta Sella prende il nome dalla presenza di un arco naturale sul lato marino, bucherellato in cinque punti (uno dei quali così largo che ci si può tuffare anche in due), che è quanto residuato dopo il crollo in epoca remotissima della parte interna della volta. Nell’insenatura precedente al porticciolo di Torre Incina si apre la grotta cerosa, così denominata per l’effetto dei riflessi di luce sulla roccia, che sembra ricoperta di cera.
 
 
 
Autore
 

      Un servizio fotografico[9], che riporta tutte le grotte citate con relativa breve didascalia, serve a mostrare immagini ben più convincenti delle parole scritte. Sono immagini di una terra di sogno, dove le fantasticherie oniriche si fanno realtà. È il realismo dei sogni ad occhi aperti, che ciascuno può recitare per attuarlo. Provare per… credermi.
 
Carlo De Luca

Per Visitare le Grotte Marine di Polignano a Mare
 

 
   
 
[9] Le foto sono quasi tutte di mia produzione. Alcune, quelle aeree in particolare non lo sono, perciò esprimo il mio più sentito ringraziamento agli autori.
 
 
 
 
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